Spesa per la protezione sociale in Europa: Immobilismo e grosse disparità

29 dicembre 2017 – VoxEurop

Come rivela l'ultimo studio Eurostat, dal 2010 la spesa sociale nei paesi dell'Ue ha avuto una crescita molto ridotta.

Secondo l’ultimo rapporto dell'Ufficio Statistico dell'Unione europea (Eurostat), la spesa sociale è passata dal 28,6 per cento del Pil sette anni fa al 29 per cento nel 2015.

I dati evidenziano grosse disparità da un paese all'altro. "Queste disparità riflettono la diversità non solo del tenore di vita, ma anche dei sistemi di welfare e delle strutture demografiche, economiche, sociali e istituzionali di ciascuno Stato", sostiene Eurostat.

Paesi come la Francia destinano infatti a pensioni, disoccupazione, famiglia e infanzia, esclusione sociale e invalidità il 34 per cento del Pil, mentre Romania o Lituania solo il 15 per cento. Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Italia e Germania dedicano alla spesa sociale circa un terzo del Prodotto interno lordo:

Eurostat spiega che la maggior parte (54 per cento) delle entrate che finanziano la spesa per il welfare nei singoli paesi viene dalla contribuzione sociale e il resto dal gettito fiscale.

Lo studio mostra quali sono i capitoli di spesa maggiori nei diversi Paesi europei. Le pensioni valgono in media quasi la metà di tutta la spesa sociale, il 45,2 per cento.

Seguono la spesa per l'invalidità (37,5 per cento), per l'infanzia (8,6 per cento), la disoccupazione (4,8 per cento), l'edilizia e l'esclusione sociale (4,1 per cento).

In termini di protezione sociale pro capite (misurata a parità di potere d'acquisto, quindi senza tenere conto del diverso costo della vita nei vari Paesi), è stato il Lussemburgo, con 15000 euro, a sostenere la spesa maggiore, seguito da Norvegia e Danimarca, che spendono quasi 12000 euro a cittadino.

Se guardiamo invece il capitolo previdenziale, la distribuzione delle risorse segna un andamento opposto. In proporzione, i Paesi dell'Europa del sud spendono per le pensioni più dei Paesi del nord: in testa la Grecia con il 65,3 per cento sul totale della spesa per la protezione sociale, seguita da Italia e Portogallo.

L'evoluzione durante il periodo compreso tra il 2007 e il 2015 mostra una leggera curva ascendente nei paesi che dedicano la percentuale maggiore del Pil alla protezione sociale, e un calo in quelli che dedicano una percentuale minore, più marcato a causa della crisi economica:

Eurostat spiega che la maggior parte delle entrate che vanno a finanziare la spesa per la protezione sociale proviene dai contributi versati dai cittadini (il 54 per cento), e il resto dalla fiscalità generale di ogni paese.

Il rapporto mostra quali sono le prestazioni sociali che assorbono la proporzione maggiore della spesa sociale per ogni paese. Le pensioni assorbono quasi la metà della spesa sociale (il 45,2 per cento) in media. Seguono l'assistenza sanitaria, con il 37,3 per cento; gli assegni famigliari (8,6 per cento); i sussidi di disoccupazione (4,8 per cento), e gli aiuti per la casa e l'esclusione sociale, con il 4,1 per cento.

Per quanto riguarda infine la spesa pro capita del welfare (a parità di potere d'acquisto), il Lussemburgo è il paese che spende di più, con 15mila euro per abitante, seguito dalla Norvegia e dalla Danimarca, con quasi 12mila euro per abitante.

Translated by Laura Bortoluzzi

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con The European Data Journalism Network – CC/BY/NC.

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

Ci sono errori fattuali o di traduzione? Segnalali