Austria, Germania, Svizzera: La tentazione xenofoba dei liberali

Su un autobus elettorale del leader del Partito della libertà austriaco Hans-Christian Strache, a Vienna.
Su un autobus elettorale del leader del Partito della libertà austriaco Hans-Christian Strache, a Vienna.
15 gennaio 2018 – VoxEurop

In Austria, Svizzera o Germania, la maggior parte dei partiti che si proclamano liberali sembrano esserlo soltanto sul piano economico. Su Europa o immigrazione, invece, pronunciano discorsi sempre più vicini a quelli dell’estrema destra.

Il nove febbraio 2014, il 50,3 per cento degli elettori svizzeri che si sono recati al voto si sono pronunciati, tramite referendum, “contro l’immigrazione di massa”. Certamente le autorità hanno in seguito edulcorato la decisione sulle quote di stranieri, dato che tutte le forze politiche, con un’unica eccezione, si opponevano a questa norma. Ma quell’”unica eccezione” è l’Unione democratico di Centro (Udc), arrivata al primo posto alle elezioni legislative del 2015 col 29,4 per cento dei consensi e 65 seggi su 200, e il suo rafforzamento potrebbe annunciare un arrivo al potere inevitabile in un futuro più o meno prossimo.

Come può un partito centrista pretendere d’imporre un contingente riguardo al numero di rifugiati, andando contro al diritto d’asilo? Questo movimento, in realtà, era centrista all’inizio, durante gli anni Settanta. Ma rapidamente, sin dagli anni Ottanta, i suoi dirigenti hanno dato una svolta a destra, insistendo sulla necessità di preservare l’indipendenza della Svizzera. L’unico liberalismo di cui l’Udc svizzera può ancora avvalersi è quello sul piano economico.

Questa inversione di rotta coincide con quella intrapresa dal Partito della Libertà Austriaco (Fpö). Nei paesi germanofoni, la propaganda nazionalista aveva il vento in poppa: mentre nel 1980 l’ala europeista si era impossessata della direzione del partito, nel 1986 è il carismatico Jörg Haider, feroce oppositore all’integrazione europea, a prenderne il controllo. Colpo di scena in un partito che, sin dagli anni Cinquanta, era il primo a sostenere l’idea di entrare a far parte della Comunità economica europea per rompere l’isolamento dell’Austria, stretta tra i due blocchi della Guerra fredda.

Il Partito liberale democratico (Fdp) tedesco sarà il prossimo a cambiare rotta? Non possiamo escluderlo. Durante l’ultima campagna elettorale, questa formazione politica ha cambiato posizione: accogliere i rifugiati non è la nostra priorità. Non si possono ripetere gli errori del 2012, quando l’Fdp ha pagato l’eccessiva confusione tra il suo programma e quello di Angela Merkel con la quale era in coalizione, e ciò l’ha escluso dal parlamento.

La nuova guardia di partito si è rifiutata di siglare una coalizione con i Verdi, sostenendo che i loro programmi erano inconciliabili su questioni come il riscaldamento globale e l’immigrazione. Su quest’ultimo tema, i liberaldemocratici si sono mostrati particolarmente intrattabili. Sempre più commentatori ritengono dunque che l’Fdp, sullo scacchiere politico tedesco, non si posizioni più a sinistra bensì a destra rispetto alla Cdu. Motivo per cui temere un avvicinamento politico con l’Afd, il partito di estrema destra.

Un’influenza crescente

18 dicembre 2017. Sebastian Kurz annuncia la formazione del nuovo governo austriaco. Il giovane cancelliere di 31 anni non sembra più di tanto preoccupato dal fatto che tutti i ministeri-chiave (interno, difesa, esteri) siano stati assegnati all’Fpö.

In effetti, è da tempo che i discorsi del suo Övp, apparentemente conservatore, sono quasi paralleli a quelli dell’estrema destra sulle questioni migratorie. Ha martellato ostinatamente sul fatto che l’Austria non può accogliere tutta la miseria del mondo e ha definito folle la linea europea in materia d’immigrazione. “La politica delle quote di rifugiati che l’Ue voleva imporre due anni fa non aveva senso. Attualmente, il limite tra diritto d’asilo e migrazioni economiche è abbastanza annebbiato”. Il nuovo inquilino del Budeskanzleramt di Vienna riprende a suo favore la retorica dell’estrema destra europea secondo la quale bisogna aiutare i migranti nei loro paesi d’origine e non sul Vecchio Continente. Se ciò non fosse possibile, dovrebbero essere accolti in paesi stabili vicini ai loro paesi d’origine e non dall’altro lato del Mediterraneo.

La sterzata a destra dell’Fdp rischia di avere un effetto simile sulla scena politica tedesca. Nonostante tutti i suoi pregi, il sistema democratico ha il difetto di rendere una campagna elettorale come un pollaio in cui il vantaggio va tutto al miglior offerente: gli elettori ignorano le personalità tiepide e si rivolgono sempre più verso quelle che mostrano schemi semplici. Angela Merkel, il cui gradimento è già calato, sarà quindi sicuramente ancora meno intransigente sulla questione dei rifugiati. E se lei dovesse essere costretta a dimettersi, il suo successore alla guida del partito conservatore non esiterà a considerare gli immigrati i portatori di tutti i mali della Germania. Di fronte alle posizioni dure dell’Afd e dell’Fdp, l’unica forza politica di destra rimanente non potrà mantenere il suo discorso umanista, o rischierà di essere considerata di sinistra.

Le alternative

Lo spostamento a destra dei “liberali” qui menzionati non significa che questi paesi siano del tutto sprovvisti di partiti veramente liberali e centristi. In Svizzera, formazioni dai nomi emblematici come i Verdi-liberali, i Liberaldemocratici o il Partito cristiano sociale si erano opposti al testo contro “l’immigrazione di massa”. Non possiedono tutti la stessa sensibilità, anzi tutt’altro, ma hanno in comune il carattere umanista e l’apertura verso il mondo.

In Austria, il Neos (La Nuova Austria e Forum Liberale) è entrato in Parlamento nel 2013. Si sarebbe potuto pensare a un entusiasmo passeggero per questo partito, tuttavia ha migliorato il suo risultato alle elezioni del 2017, passando dalla sesta alla quarta posizione.

Se la riconversione dell’Fdp in movimento meno aperto verso i migranti è ufficializzata e si confermerà nei prossimi anni, nasceranno altre forze politiche anche in Germania. Ma è ancora presto per stabilire che è ciò che avverrà nel paese. Il presidente dell’Fdp Christian Lindner non è Jörg Haider, perché non gode della stessa autorità all’interno del partito e non ha allineato le sue idee in tema di stranieri a quelle dell’ex dirigente dell’Fpö. Dunque, è possibile che questa formazione ritorni nell’alveo delle forze liberali tradizionali.

In attesa, paradossalmente è la Cdu a svolgere il ruolo di partito veramente liberale, non solo sul piano economico, ma anche sulle questioni sociali, come dimostrato dal tacito accordo di Angela Merkel sul matrimonio omosessuale e la politica d’apertura verso i migranti.

Translated by Andrea Torsello

Ci sono errori fattuali o di traduzione? Segnalali