Inquinamento e salute: Le cento città d’Europa dove il dieselgate miete più vittime

16 marzo 2018 – MobileReporter (Rome)

Le emissioni diesel in violazione delle norme europee sono responsabili di una piccola parte delle polveri nocive nell'aria. Eppure ogni anno provocano la morte di migliaia di persone in zone popolate e trafficate, a cominciare dalla provincia di Milano.

In Europa, oltre un terzo di coloro che vengono uccisi annualmente dalle polveri tossiche derivanti dalle emissioni diesel fuorilegge si concentra in un centinaio di conglomerati urbani, in primis in in Italia. A, seguire, si trovano essenzialmente in Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio e Spagna. Il bilancio è di 1.500-2000 decessi prematuri, su una popolazione complessiva di quasi 100 milioni di abitanti (quasi il 20 per cento della popolazione dell'Ue).

Per quanto considerevoli, queste cifre rappresentano una parte delle vite umane falciate dal Dieselgate, lo scandalo scatenato nel 2015 dalle rivelazioni dell'Agenzia per la Protezione Ambientale USA sulle frodi Volkswagen. La truffa ha rivelato al pubblico come l'industria automobilistica, nel suo insieme, abbia eluso astutamente il meccanismo di sorveglianza Ue delle emissioni diesel attraverso inaffidabili test di conformità.

Abbiamo compilato la lista nera delle comunità che pagano il più alto prezzo umano sulla base di dati esclusivi dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA)e del Norwegian Meteorological Institute (MetNorway). I loro dati coprono non solo gli Stati membri dell’Ue, ma anche Norvegia e Svizzera. I due istituti, nel settembre 2017, avevano pubblicato uno studio congiunto nel quale avvertivano che quasi cinquemila persone muoiono prematuramente in Europa per via delle emissioni in eccesso che i costruttori di auto avrebbero dovuto evitare per legge.

Abbiamo scoperto che in testa alle macabre classifiche in ciascuno dei paesi più colpiti svettano, rispettivamente, il conglomerato italiano Milano Nord e Monza (prima in Europa per decessi prematuri), il francese Parigi Centro-Ovest (terza in Europa), il tedesco Monaco Centro-Est (decima in Europa), l’inglese Londra Nord-Ovest (dodicesima in Europa), il belga Bruxelles Centro-Ovest  (quindicesima in Europa), l’olandese Amsterdam Centro-Ovest (trentaquattresima in Europa) e lo spagnolo che comprende l’intera Barcellona (quarantasettesima in Europa). In molte di queste aree sono stati recentemente introdotti divieti per i motori diesel più dannosi per la salute. In coda si aggiungono con decessi marginali l’Austria, con il Centro-Sud-Ovest di Vienna, e l’Ungheria con il Sud-Est di Budapest.

L’Italia racchiude nei suoi confini oltre il 40 per cento delle 100 regioni europee più minacciate, totalizzando il 50 per cento dei decessi complessivi. Tra i primi 10 conglomerati europei con la maglia nera, 8 si trovano in Italia. Le rimanenti sono in Germania e Francia. Questi due paesi, d'altra parte, sono quelli col più alto numero di regioni in cui le morti sono superiori alla media Ue, battendo anche l'Italia e, in ordine decrescente, Regno Unito e Polonia.

Le peggiori zone appartengono a paesi in cui, in genere, le emissioni in eccesso fanno sì che le persone muoiano prematuramente più che altrove. Secondo lo IIASA, ogni cittadino dai 30 anni in sù perde mediamente oltre 6 giorni in Italia, quasi 5 in Belgio, intorno ai 4 in Olanda e Francia, oltre 3 in Germania e circa 2 nel Regno Unito, mentre in Spagna, a metà classifica, viene sacrificato poco più di un giorno. L'aspettativa di vita media di 1.000 adulti europei tutti insieme, si riduce complessivamente di 5 anni e mezzo. Anche un tale numero aggregato potrebbe essere percepito come un lasso di tempo relativamente trascurabile rispetto a una durata residua di circa 50 anni per adulto. Quanto valgono questi ultimi frammenti di esistenza è una considerazione puramente soggettiva.

I ricercatori dello IIASA e di MetNorway hanno frazionato l’insieme dei paesi europei in 6600 regioni geografiche (puramente convenzionali e non corrispondenti a distretti amministrativi), in modo da calcolare i più accurati livelli  di inquinamento in ogni area abitata. A seconda delle sue dimensioni, ogni singola città è stata segmentata in più regioni oppure inglobata insieme ad altre nella stessa regione. Ciò significa che alcuni conglomerati includono solo alcuni quartieri delle città più grandi (come Londra), mentre altri raggruppano insieme molteplici città (come Monza e Milano nord).

Basandoci su tale distribuzione geografica e su equazioni comprovate da esperti indipendenti, siamo riusciti a mappare le morti legate all'eccesso di emissioni diesel in tutte le regioni in cui è stato ritagliato ciascun paese. L'obiettivo è mostrare ai cittadini in che misura il Dieselgate ha un impatto nel loro territorio, portando la questione più vicino a loro di quanto lo siano i corridoi dell'eurocrazia, dove, a loro insaputa, i rappresentanti dei governi nazionali hanno adottato restrizioni all’inquinamento delle auto diesel difettose e incapaci di salvaguardare la loro salute.

I tubi di scappamento dei motori diesel scaricano due potenti agenti inquinanti: polveri sottili,  tecnicamente definite particolato atmosferico (PM 2,5), e ossidi di azoto (NOx). Particolato atmosferico e NOx, emessi anche da industria, agro-zootecnico e consumi domestici, sono rispettivamente responsabili di 400.000 e 75.000 decessi prematuri ogni anno, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente (AEA).

Le macchine diesel rispettano individualmente i limiti per il PM 2.5. Al contrario, come ha appunto svelato il Dieselgate, rilasciano su strada volumi di NOx  superiori alle misurazioni condotte in laboratorio per la certificazione ambientale. Di fatto, sforano fino a 400 volte i valori prescritti dall’Ue. Ciò è vero soprattutto per i veicoli Euro 4 e 5, ma in parte anche per gli Euro 6.

Oltre essere pericolosi di per sé, gli NOx si mescolano nell'atmosfera con altre sostanze nocive, creando indirettamente quantità aggiuntive di PM 2.5.  Lo studio dello IIASA e di MetNorway nonché la nostra mappa, basata su tale studio, mirano precisamente a evidenziare le conseguenze sulla salute del PM 2.5 indirettamente prodotto dalle emissioni di NOx fuori norma (senza quindi considerare gli effetti di NOx e PM 2.5 direttamente emessi dalle auto diesel).

Il particolato è l’inquinante più pericoloso. Una volta inalati, i microscopici composti presenti nel PM 2.5 (così chiamati per il loro diametro di appena 2,5 micrometri), riescono a penetrare nei polmoni e nel sistema circolatorio innescando o aggravando disfunzioni respiratorie e cardiovascolari e contribuendo all’insorgere di tumori e altre patologie.

"Se non si interviene per correggere l'attuale flotta diesel, questo impatto sulla salute verrà ripetuto per un altro paio d'anni", conclude Borken-Kleefeld.

La scienza dietro la notizia: perché e come il Dieselgate aumenta i decessi locali

“Mentre gli NOx vengono rilasciati principalmente dalle auto diesel, circa il 75 per cento del PM 2.5 proviene da fonti diverse dal traffico anche lungo strade trafficate”, spiega Jens Borken-Kleefeld, esperto di trasporti presso lo IIASA, “Inoltre, la quota di PM 2.5. emessa direttamente dalle auto (17 per cento del totale) è doppia rispetto a quella formatosi indirettamente dagli NOx (8 per cento )”. Il particolato diretto, quindi, contribuisce maggiormente ai frequenti superamenti dei livelli di guardia nelle concentrazioni urbane.

I ricercatori dello IIASA e di MetNorway sono, tuttavia, voluto determinare la quota aggiuntiva di PM 2.5 originata dai superamenti delle soglie NOx da diesel stabilite dall’Ue. Tale quota rappresenta in media poco più dell'1,5 per cento delle concentrazioni totali nelle regioni europee. “Per quanto minimo possa sembrare il particolato imputabile al Dieselgate, non esiste comunque una dose sicura e ogni quantità aggiuntiva di inquinamento aumenta il danno alla salute, secondo le attuali conoscenze", afferma Borken-Kleefeld, “In ogni caso, i nostri numeri non rischiano di essere gonfiati visto che abbiamo cautamente calcolato le frazioni di PM 2.5 in eccesso partendo da concentrazioni complessive più basse di quelle ipotizzate dall’AEA”. Secondo Borken-Kleefeld, studi pubblicati nel 2017 su Nature e Environmental Research Letters da due altri gruppi di ricerca sono giunti a numeri simili, partendo dallo stesso presupposto secondo cui il particolato indiretto risultante dagli Nox è altrettanto dannoso di quello emesso direttamente.

Per calcolare approssimativamente quante persone vengono uccise annualmente dal particolato extra del Dieselgate, in ciascuna regione, siamo ricorsi alla cosiddetta funzione di rischio messa a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).  “Evidenze scientifiche indicano che la mortalità aumenti all'aumentare dell'esposizione a un particolare tipo di inquinante. Per il PM 2.5, l’aumento è del 6 per cento per ogni 10 microgrammi / metro cubo (µg/m3)”, spiega Francesco Forastiere, epidemiologo e consulente per l’OMS, “Per ottenere l’incremento di mortalità attribuibile agli NOx in eccesso basta moltiplicare il coefficiente dell’OMS per il surplus di PM 2.5 che non si registrerebbe qualora le emissioni diesel rispettassero i limiti Ue”.

E’ esattamente il procedimento che abbiamo seguito per sviluppare la nostra mappa, seppur con qualche margine d’errore. "La funzione di rischio viene spinta fino al suo limite quando la si applica a una popolazione più piccola di quella di un intero paese”, sottolinea Borken-Kleefeld,"Tuttavia, questi calcoli, per quanto imperfetti, forniscono il reale ordine di grandezza del pericolo che il mancato rispetto dei limiti di emissione rappresenta per la salute”.

La nostra analisi ha ricevuto un feedback positivo anche da Michael Holland, consulente ambientale presso la Ecometrics Research and Consulting con sede nel Regno Unito. "I metodi utilizzati sono in linea con le recensioni della letteratura scientifica dell'OMS", afferma Holland. Secondo,"Il rapporto del Royal Colleges of Physicians and of Paediatrics and Child Health giunge alle stesse conclusioni: l'aumento dell'inquinamento atmosferico danneggia la salute, e i risultati sono particolarmente allarmanti per quanto riguarda l'esposizione alle polveri sottili”.

Secondo Borken-Kleefeld, l’interesse non sta nelle cifre assolute, ma nelle differenze relative. “Il maggior numero di vittime non è necessariamente dove o la concentrazione di PM 2.5 in eccesso o la densità di abitanti è la più alta, bensì dove entrambe sono relativamente elevate”, afferma il ricercatore dello IIASA. E’ tale combinazione che determina il livello di esposizione in una specifica area geografica. Più forte è l’esposizione, proporzionalmente maggiore sarà il numero dei decessi”.

In pratica, guardando i dati su una mappa, si nota che le aree più a rischio si trovano nei distretti metropolitani industrializzati. Qui, la convergenza tra una densa popolazione lavorativa  e un elevato traffico crea una situazione in cui le emissioni diesel generano le più letali concentrazioni di polveri sottili.

A titolo esempio, basta confrontare le regioni più popolate. Le fette Nord-Est di Parigi e di Londra hanno un numero di abitanti rispettivamente 4 e 1,5 volte superiore rispetto alla regione che incorpora Monza e Milano Nord. Ma quest’ultima ha una concentrazione di PM 2.5 in eccesso rispettivamente 4,5 e 6,5 più elevata delle capitali francese e britannica. E, conseguentemente, ha un numero di decessi prematuri rispettivamente 1,6 e 4,8 volte superiori a quelli parigini e londinesi.

La stessa correlazione si riflette su scala continentale. A parità di abitanti, le regioni più densamente abitate contano meno del 60 per cento di tutti decessi provocati dalle emissioni in eccesso, mentre le regioni con le più alte concentrazioni ne totalizzano oltre l’80 per cento. Tale raffronto suppone che entrambi gli insiemi di regioni rappresentino il 50 per cento della popolazione europea (circa 517 milioni di persone).

Questa inchiesta è stata realizzata con il sostegno di:

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Traduzione di Ciaran Lawless

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con The European Data Journalism Network.

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