Chi ha paura della Germania? / 1: La favola del rigore teutonico

21 novembre 2011 – Der Spiegel (Amburgo)

La Germania predica la disciplina di bilancio e sbandiera la fiducia di cui gode sui mercati finanziari, ma è la prima a violare le regole che difende. Un atteggiamento arrogante e pericoloso.

Gli investitori dei mercati finanziari e i dirigenti politici tedeschi hanno in realtà poco in comune. Di solito i primi non capiscono perché i secondi hanno bisogno di così tanto tempo per mettere in pratica le decisioni prese durante i vertici di crisi. Al contrario, i primi diventano spesso i capri espiatori dei secondi, appena si deve attribuire a qualcuno la paternità della crisi.

Ma per quanto possa sembrare strano entrambi sono d'accordo su un punto: la loro opinione sulla politica di bilancio tedesca. Giudicata solida, questa politica è presentata come modello per tutti i paesi indebitati dell'Europa meridionale. E anche se i fatti dicono il contrario, nessuno vuole veramente rimettere in discussione questa verità generale.

Un atteggiamento che permette al capogruppo Cdu-Csu [al Bundestag] Volker Kauder di affermare entusiasta durante l'ultimo congresso del partito: in Europa ormai “si parla tedesco”. Questo sciovinismo riassume piuttosto bene la politica del suo cancelliere. Dopo lo scoppio della crisi dell'euro nella primavera 2010, il leitmotiv di Angela Merkel può sintetizzarsi nella frase seguente: se tutti fossero stati bravi come i tedeschi nel fare economia, non vi sarebbero stati problemi.

Alla Merkel bisogna riconoscere una cosa: sa essere molto convincente. In ogni modo gli investitori dei mercati finanziari hanno creduto al cancelliere, e mentre impongono un aumento dei tassi di interesse alla quasi totalità degli altri paesi della zona euro per l'acquisto di titoli di Stato, danno questo denaro quasi gratis al ministro delle Finanze tedesco.

Gli argomenti razionali permettono difficilmente di capire come si sia arrivati a questa situazione. Se si guarda da più vicino ci si rende conto paesi come la Spagna e l'Italia non vano così male come l'aumento dei loro tassi di interesse lascerebbe immaginare. E che la Germania non è certo quel modello di rigore che afferma di essere.

Nelle sue ultime stime la Commissione europea parla di un tasso di indebitamento dell'81,7 per cento del prodotto interno lordo (Pil) per la Germania nel 2011. Molto più alto del tetto del 60 per cento previsto dal Patto di stabilità europeo – quello stesso patto di cui il governo federale chiede incessantemente il rispetto da parte degli stati dell'Europa del sud, e che vorrebbe rafforzare. Ma chi chiede un irrigidimento delle regole farebbe meglio a rispettarle lui stesso.

Jean-Claude Juncker, il capo di governo lussemburghese, ha quindi tutto il diritto di irritarsi fronte a questo paternalismo tedesco. La Spagna per esempio, nonostante la crisi che attraversa, è molto più vicina della Germania alle regole imposte dal patto di stabilità con un tasso di indebitamento del 69,6 per cento. Anche gli olandesi (64,2 per cento) o i finlandesi (49,1 per cento) sono messi meglio dei tedeschi come custodi europei della disciplina di bilancio.

L'unica cosa che spinge oggi a dare fiducia alle finanze pubbliche tedesche è il tasso di deficit relativamente basso di questo paese, cioè l'indebitamento supplementare riferito ai risultati economici. Ma il fatto che questo sia largamente inferiore a quello dei paesi in crisi dell'Europa meridionale ha numerose ragioni – ma nessuna legata all'immagine di modello di rigore che si dà spesso il governo tedesco.

Al contrario la Germania non risparmia affatto. Anzi, di recente le spese del bilancio federale sono addirittura aumentate e dovrebbero essere dell'ordine di 300 miliardi di euro nei prossimi anni, secondo le stime di bilancio. Il programma di austerità adottato nell'autunno scorso è poco cambiato così come la regola aurea che i tedeschi sostengono spesso in Europa.

Se il tasso di deficit si riduce è solo a causa della congiuntura favorevole di questi ultimi 18 mesi. Una congiuntura che ha permesso alla Germania di ottenere delle entrate fiscali più alte del previsto e di far crescere il Pil. E poiché è calcolato sulla base dell'indebitamento supplementare, il tasso deficit-Pil si riduce. Ma tutto ciò non ha molto a che vedere con le misure di rigore.

La buona salute economica del paese esibita finora non è il risultato di un'ascesi o in ogni caso di un'ascesi di Stato. Il made in Germany è così richiesto all'estero grazie ai lavoratori tedeschi, che fabbricano dei prodotti di qualità a dei costi relativamente vantaggiosi.

In realtà facendo con arroganza l'elogio della disciplina dello Stato tedesco, il governo attuale sta facendo molti danni all'Europa. In Grecia, in Spagna o in Italia, dove erano stimati per le loro virtù, i tedeschi sono ormai considerati come degli arroganti che vogliono imporre al resto del continente come bisogna vivere e lavorare. Ma questa situazione non potrà durare a lungo. (traduziobe di Andrea De Ritis)

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