Unione europea: 2012, l’anno di Cassandra

2 gennaio 2012 – El País (Madrid)

Il 2011 è stato terribile, ma l’anno appena iniziato rischia di essere ancora peggio. La crisi potrebbe obbligare i 27 a scegliere tra la Grecia e il Regno Unito. E ancora una volta toccherà a Berlino decidere.

Il 2011 sarà ricordato come l'anno in cui per la prima volta l'Unione europea si è affacciata sull'abisso e ha contemplato l'innominabile. Con enorme sorpresa degli osservatori interni ed esterni, mentre l'Europa cercava di recuperare il tempo perduto dopo un decennio di divisioni e si preparava a diventare finalmente una potenza di rilievo sulla scena internazionale, una crisi economica e finanziaria mondiale ha travolto il vecchio continente, minando pericolosamente il suo successo più eclatante: l'unione monetaria. "Se cade l'euro, cade l'Europa", sono state le parole di Angela Merkel ai suoi colleghi di partito riuniti a Lipsia a novembre.

La cancelliera tedesca ha definito la situazione attuale del vecchio continente come la "più difficile dalla Seconda guerra mondiale", e non a torto. Le conseguenze di uno scioglimento dell'unione monetaria sarebbero infatti gravissime, e difficilmente si limiterebbero alla moneta unica. La fine dell'euro colpirebbe in pieno il mercato unico e le principali politiche comuni (inclusa quella estera) e cancellerebbe dieci anni di duro lavoro per costruire l'Europa unita.

Già in passato l'Unione ha attraversato momenti di grande difficoltà. Basta pensare alla "crisi della sedia vuota" negli anni sessanta, "all'eurosclerosi" negli anni settanta, al timore di un declino economico e tecnologico rispetto a Stati Uniti e Giappone negli anni ottanta, al ritorno dei campi di concentramento e della pulizia etnica negli anni novanta e al fallimento del referendum costituzionali in Francia e Paesi Bassi nel decennio scorso. Tuttavia prima d'ora nessuna crisi ha mai avuto un carattere così "esistenziale".

Quali sono state le conseguenze della crisi dell'euro? L'effetto più visibile e immediato è stato il calo vertiginoso in termini di posti di lavoro e prosperità, che a sua volta ha creato un sentimento di sfiducia nel futuro dello stato sociale. La crisi ha inoltre colpito l'autostima democratica delle nostre società, sottomesse a forze di mercato apparentemente incontrollabili. Anche se è ancora presto per valutare l’impatto psicologico, la storia ci insegna che le società impaurite e insicure tendono a ripiegarsi su se stesse, a diffidare di tutto ciò che viene dall'esterno e a lasciarsi andare al populismo sacrificando la libertà sull'altare della sicurezza.

La crisi ha evidenziato tutta la debolezza del progetto europeo. L'unione monetaria sembrava solida come gli edifici che campeggiano sulle sue banconote, ma si è dimostrata incapace di superare le tempeste, come se fosse stata progettata per navigare sempre in acque tranquille, e oggi il fatto che quegli edifici non esistano nella realtà appare come una sinistra premonizione.

Anche l'imprescindibile tessuto identitario su cui si basa la costruzione europea ha vacillato sotto i colpi della crisi: la solidarietà e il progetto comune, legati a una visione unitaria del passato e del futuro, hanno lasciato spazio ai peggiori pregiudizi e stereotipi culturali sulle differenze tra nord e sud, est e ovest, cattolici e protestanti. La gestione della crisi, inoltre, è stata dominata dal "troppo poco, troppo tardi". Per tutto l'anno la moneta unica è rimasta sull'orlo del precipizio, e i cittadini europei hanno trascorso il 2011 in preda a un'ansia profonda.

Dal punto di vista istituzionale, l'edificio europeo è stato duramente destabilizzato dalla scelta di Francia e Germania di adottare un intransigente metodo intergovernativo, che ha indebolito le istituzioni europee (Commissione e Parlamento su tutte) e il cosiddetto "metodo comunitario", che tradizionalmente è sempre stato l'unica garanzia di equilibrio tra le grandi potenze e i piccoli stati, tra i ricchi e i poveri, tra nord e sud.

E' il centro che conta

Quando il 2011 era ormai agli sgoccioli, la Banca centrale europea ha salvato l'economia continentale dal collasso inondando di liquidità il mercato bancario. Così facendo la Bce ha dato ragione a tutti quelli che sostenevano che le pressioni sul debito sovrano erano la conseguenza e non la causa di una crisi finanziaria che per via degli errori progettuali dell'eurozona ha rischiato di mandare all'aria l'intero edificio europeo. La Bce ha salvato l'Unione, almeno per il momento, ma non ha trovato una soluzione ai problemi di fondo.

Nel 2012 bisognerà affrontare le questioni in sospeso, come ad esempio la possibilità di creare un firewall tra l'euro e l'Ue per evitare che il crollo della moneta unica sancisca automaticamente la fine dell'Unione. Quando nei prossimi mesi i greci e i britannici torneranno al tavolo dei negoziati, l'Ue si ritroverà al punto di partenza, tra l'incudine dell'estromissione di Atene dalla moneta unica e il martello della rottura irreversibile con il Regno Unito, che minaccerebbe il mercato interno e indebolirebbe la posizione dell'Ue nel mondo.

In ogni caso il futuro dell'Europa non si deciderà nella periferia greco-britannica, quanto piuttosto (come è logico) nel centro del continente. Il governo tedesco prosegue nella sua ostinata lettura della crisi, allontanando l'unica soluzione possibile: un cambiamento nelle regole che governano l'eurozona e soprattutto un nuovo ruolo per la Bce e l'emissione degli eurobond. In patria la cancelliera tedesca deve affrontare una situazione difficile: l'opinione pubblica è sempre più contraria all'unione monetaria, mentre la Corte costituzionale è ostile al progetto di integrazione europea. Tuttavia la reticenza dei tedeschi e della Corte, dietro cui Merkel continua a nascondersi, è anche e soprattutto una conseguenza delle azioni del suo partito, che contro ogni evidenza empirica ha convinto i cittadini che l'euro è stato un pessimo affare per la Germania e rappresenta una minaccia per la democrazia tedesca.

Ora che la Bce ha cambiato rotta e ha deciso di salvare il sistema finanziario, tutti gli occhi sono puntati sulla Germania per capire fino a che punto Berlino continuerà a guidare l'Europa basandosi sui suoi dubbi, le sue reticenze e le sue paure, o se finalmente adotterà una visione costruttiva e lungimirante. Dimenticatevi del calendario Maya. È a Berlino che Cassandra sarà smentita o avrà la sua vendetta.

Traduzione di Andrea Sparacino

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