Italia: Beppe Grillo, sull’onda dell’euroscetticismo

Beppe Grillo a Bologna, marzo 2010
8 giugno 2012 – La Stampa (Torino)

Alle amministrative di maggio il Movimento 5 stelle ha sorpreso tutti conquistando diversi municipi. Con il suo impegno a uscire dall’euro e rivoluzionare la classe politica potrebbe diventare il secondo partito italiano.

Beppe Grillo, il comico che esordì anni fa in politica con un insulto, ha conquistato alle elezioni amministrative di maggio un comune importante, Parma. Tra i punti principali del “Movimento 5 stelle” figura l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira. La forza di attrazione del partito è legata soprattutto e ad una propaganda antisistema, alla protesta, non infondata, contro una classe politica incapace di rinnovarsi e a una penetrante presenza sul web. Ma è impressionante come il primo partito dichiaratamente anti-euro stia continuando a conquistare fette di elettorato. In parte si tratta di voti in fuga dal centrodestra che si sta squagliando per effetto dell’uscita di scena di Berlusconi e degli scandali che hanno travolto la Lega, ma Grillo pesca anche molto a sinistra ed è popolarissimo tra i giovani.

A fine maggio un sondaggio di SWG assegnava al “Movimento 5 stelle” il 17% dei voti: sarebbe addirittura il secondo partito italiano dopo il Pd(24%) e il Pdl (16%). E il suo programma anti-euro si sposa pericolosamente con un clima di diffidenza crescente, tra gli italiani, nei confronti del progetto europeo. Nell’ultimo rapporto annuale dell’Eurobarometro presentato a marzo, il 34% degli italiani si è dichiarato insoddisfatto con le misure adottate ad oggi dall’Unione europea per uscire dalla crisi, una percentuale molto più alta del resto d'Europa. E il 20% – la più alta percentuale, tra i partner del Vecchio continente – ha dichiarato di non cercare informazioni sulla Ue, probabilmente per l'ampia copertura offerta dai giornali e dai media sulla crisi. Eppure un allarmante 74% ritiene che i cittadini non siano sufficientemente informati su cosa accade in Europa.

Questo clima mal si concilia con la tradizione fortemente europeista del nostro paese. Lucrezia Reichlin insegna alla London Business School ma è stata per anni nel cuore di una delle più importanti istituzioni europee, la Banca centrale europea, dopo essere cresciuta in Italia. “Gli italiani sono stati sempre favorevoli all’euro”, puntualizza. Quando era a capo della ricerca dell’Eurotower le arrivavano spesso sulla scrivania i sondaggi sugli umori degli europei sulla Ue e noi eravamo uno dei paesi più convinti. Adesso, però, aggiunge, “mi sembra che il consenso sia in diminuzione. E un po’ la stessa cosa accaduta ai cittadini greci. Storicamente c’è sempre stato un livello alto di sfiducia nei confronti dei propri governi, sia in Italia che in Grecia”. E secondo l’economista da questa storica diffidenza nei confronti delle istituzioni “nacque la speranza che entrando nella Ue si potesse ereditare qualcuna delle virtù di paesi con istituzioni migliori”. Un'opinione condivisa da un altro attento studioso delle questioni europee come l'economista del College of Europe di Bruges, Paolo Guerrieri, che parla dell'europeismo italiano come di un “ancoraggio non antagonista ma complementare al rafforzamento dell'identità nazionale”.

Tuttavia, con la crisi e sopratttuto con gli enormi sacrifici imposti dall'austerità l'atteggiamento nei confronti dell'Europa sta peggiorando. Un cambiamento d'umore che non solo Beppe Grillo ha annusato. Oggi l’unico partito che difende convintamente l’appartenenza alla moneta unica è il Partito democratico. Sui giornali di destra si notano sempre più spesso parole d’ordine aggressive nei confronti della Ue e della moneta unica. E sul quotidiano di riferimento di una vasta area dell’ex partito di Berlusconi, Libero, compaiono sondaggi espliciti che chiedono di votare “pro o contro l’euro” e che rilevano come ormai oltre il 60% sia a sfavore.

Certo, il partito tradizionalmente più euroscettico, la Lega, è attualmente troppo occupato ad arginare la frana che sta affossando il partito dopo lo scandalo dei finanziamenti pubblici che ha travolto la famiglia del fondatore, Umberto Bossi. Ma vale la pena ricordare che nell’ultimo decennio la coalizione che ha principalmente governato il Paese, guidata da Silvio Berlusconi, ha sempre coltivato un rapporto altalenante con l’Europa. Se l'ex ministro dell'Economia Tremonti fu uno dei principali artefici della riforma del Patto di stabilità che portò ad un ammorbidimento dei criteri sul deficit all'inizio degli anni 2000, dall'altra all'arrivo della moneta unica il governo di centrodestra decise di sospendere quasi subito la regola dei cartellino con i doppi prezzi espressi in euro e in lire. Un regalo allo zoccolo duro del bacino elettorale del partito di Berlusconi, i commercianti. Che ha penalizzato, com'è noto, i consumatori.

Non è detto, dunque, che la campagna elettorale imminente per le elezioni politiche del 2013 non sarà caratterizzata da toni, soprattutto nel centrodestra orfano di Berlusconi e afflitto ormai da una emorragia di voti, molto euroscettici. Tanto più che il paese non riesce a risollversi da una crisi appesantita dall'austerità e che il populismo anti-euro di Grillo si è trasformato evidentemente in una calamita di voti.

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