Europa centrale: L’ombra della Grande Ungheria

24 maggio 2010
Lidové noviny Praga

Celebrazione della festa nazionale ungherese.
Celebrazione della festa nazionale ungherese.

Il nuovo governo di Budapest vuole concedere il passaporto alle minoranze ungheresi nei paesi vicini. La Slovacchia non l'ha presa bene. Ora l'Ue teme una pericolosa escalation nazionalistica.

Quello che si sta tramando in questi giorni a Budapest e a Bratislava potrebbe avere gravi conseguenze: una secessione della Slovacchia meridionale, che ospita una cospicua minoranza ungherese, o la scomparsa di quest'ultima. L'emendamento alla legge sulla cittadinanza che Fidesz, il partito del nuovo primo ministro Viktor Orbán, si è affrettata a presentare alla ripresa dell'attività parlamentare, non in sé un motivo di preoccupazione e corrisponde alla legislazione in vigore nella maggior parte degli stati membri dell'Unione europea. Ma se a questa revisione legislativa si aggiungono i progetti già annunciati di creare uno spazio nazionale unificato e di rendere possibile la partecipazione degli ungheresi che vivono nei paesi vicini alla vita politica ed economica del paese, si ottiene una miscela estremamente esplosiva. Non è infatti solo lo spazio slovacco-ungherese a essere minacciato da queste misure, ma l'intero bacino dei Carpazi e l'Unione europea nel suo insieme. L'obiettivo è abusare dell'Unione europea per ridefinire le attuali frontiere statali, così da ripristinare la sfera di influenza di Budapest, che nei piani di Orbán dovrebbe interessare almeno 15 milioni di ungheresi. Una popolazione superiore di almeno un terzo al numero di abitanti dell'Ungheria attuale, grazie anche al fatto che nel quadro dello spazio di Schengen le frontiere – almeno teoricamente – non esistono più. Ma più che una scomparsa delle frontiere statali, il nuovo governo ungherese vorrebbe un rafforzamento di quelle etniche, molto più vantaggiose per Budapest. Proponendo di rilasciare a queste minoranze passaporti ungheresi e accordando loro il diritto di voto in Ungheria, Orbán vuole avvicinarle a Budapest e stabilire un nuovo status quo attraverso la creazione di uno spazio geografico che comprenderebbe intorno all'Ungheria il sud della Slovacchia, la Voivodina serba e parte della Transilvania. Uno spazio che di fatto verrebbe a essere gestito dall'Ungheria e dai tre paesi ai quali appartengono questi territori, la Slovacchia, la Serbia e la Romania.

Egemonia fallita

Da un certo punto di vista la situazione è simile a quella della Georgia prima della guerra, quando nell'estate 2008 quasi tutti gli abitanti dell'Ossezia del sud e dell'Abkhazia si sono visti concedere un passaporto russo. Vi è però qualche differenza. I rapporti tra le minoranze ungheresi e i loro stati di appartenenza sono ben lontani dal livello di ostilità raggiunto in Abkhazia e in Ossezia. Inoltre l'esercito ungherese non può essere paragonato all'esercito russo, e neanche a quello romeno. In realtà, se confrontati alle aspettative geopolitiche dell'Ungheria, i piani di Orbán e del suo governo assomigliano soprattutto a una sconfitta presentata come vittoria. Negli anni novanta, infatti, l'Ungheria voleva diventare il centro naturale e il motore economico e politico del "bacino dei Carpazi". Con questo nome si aveva l'abitudine di chiamare, prima del 1918, il territorio del regno d'Ungheria. E rifacendosi a questa concezione, nel periodo tra le due guerre diversi ungheresi avevano sperato nel ritorno di una leadership ungherese sul territorio dell'ex regno e alla restaurazione di questa regione geografica ed economica. Tuttavia l'Ungheria attuale, il cui peso economico è ormai inferiore a quello della Slovacchia, non ha quasi nulla da offrire ai suoi vicini. Quando Budapest ha perso la sua attrattiva economica, ha cercato di sedurre la popolazione regionale facendo leva sul sentimento etnico e culturale. La Slovacchia però non sembra mostrare la freddezza di cui dovrebbe dare prova grazie alla sua situazione economica favorevole.  Bratislava infatti reagisce duramente nei confronti della sua minoranza ungherese, facendo anche ricorso alle minacce. Molti osservatori sottolineano l'importante dell'Unione europea nella situazione attuale. Vedono nell'Ue e nell'adesione alla Nato dell'Ungheria e della maggioranza dei paesi confinanti la sicurezza che la situazione non degenererà in un conflitto etnico o, peggio ancora, in uno scontro armato. Io non ne sarei così sicuro. L'Unione europea è stata fondata su basi idealistiche e sul "soft power", in altre parole su un certo livello di democrazia e di elitismo politico. Ma l'Ue non è ancora riuscita ad andare oltre il quadro di una comunità di stati-nazione. L'Unione europea non dispone degli strumenti adeguati per contenere l'attuale conflitto slovacco-ungherese, che presto potrebbe estendersi al resto dei Balcani. I meccanismi di negoziazione e di coercizione di Bruxelles funzionano fino a un certo punto. L'Unione europea ha dimostrato di essere rimasta una comunità sovranazionale senza grandi poteri. I nazionalismi, o come dicono gli avversari dell'Europa, gli stati-nazione, continuano a essere in posizione di forza rispetto all'Unione europea. E questo potrebbe avere conseguenze impreviste. (adr)

Ci sono errori fattuali o di traduzione? Segnalali