Portogallo: Natale con la troika

La scatola del gioco "Arriva la troika"
La scatola del gioco "Arriva la troika"
20 dicembre 2012 – El País (Madrid)

L’immagine degli uomini in nero che rappresentano i creditori internazionali compare ormai nei giochi e nelle pubblicità. Ma dietro l’umorismo c’è il timore che il nuovo anno sarà il più duro della storia recente del paese.

A Lisbona in alcuni negozi di trova un nuovo gioco intitolato "Arriva la troika". Le regole sono semplici: i giocatori devono proteggere i milioni guadagnati grazie alla loro influenza, vincere le elezioni e mettersi al sicuro prima di pescare la carta che svelerà i loro piani. La carta in questione è quella dei tre uomini in nero con la faccia truce, la troika, che si impadronisce di tutti i guadagni.

Nei centri commerciali una pubblicità annuncia che una nuova carta di credito permette di pagare in tre mesi gli acquisti di Natale. Lo slogan afferma, non senza una certa ironia: "Se lo venisse a sapere la troika...". In altre parole, meglio che non sappia che nonostante la crisi sprechiamo quel po' di denaro che ci rimane (o che ci viene concesso).

In Portogallo le barzellette e le battute di spirito servono a scongiurare l'asfissia economica e umana, visto che le feste di fine anno non saranno certo facili. Quest'anno infatti i funzionari pubblici non riceveranno alcuna gratifica a Natale, e nel gennaio 2013 entreranno in vigore i nuovi tagli al bilancio. Si tratta della legge finanziaria più contestata e restrittiva che il paese abbia avuto nel corso della storia recente. Il risultato sarà un aumento radicale delle imposte, equivalente in media a un mese di stipendio.

Secondo la Confederazione del commercio e dei servizi portoghese, l'attività commerciale del paese si contrarrà del 10-15 per cento rispetto al 2012, che è già stato un anno terribile. Alcuni commercianti affermano che le loro vendite sono già scese del 30 per cento. I tassisti affermano di aver perso il 40 per cento dei loro clienti, anche se passano tutto il giorno per strada.

Le riviste e i programmi televisivi sono pieni di informazioni sulle promozioni e sui negozi che vendono usato, sui modi per risparmiare e sui mercatini. Si cominciano a vedere negozi dove si possono mettere in vendita oggetti di seconda mano e che riciclano di tutto, dai vestiti in buone condizioni alle cianfrusaglie che possono essere rivendute all'infinito.

Nel 2012 l'economia si è contratta del 3 per cento, i consumi del 2 per cento e il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 16 per cento, qualcosa di mai visto in Portogallo. I sindacati ritengono che nel corso degli ultimi anni la popolazione attiva abbia perso il 10 per cento del suo potere d'acquisto. "Nel 2013 la situazione dovrebbe ancora peggiorare", secondo il segretario generale del sindacato Cgtp, Arménio Carlos.

I portoghesi si chiedono quando finirà questa situazione catastrofica. Il ministro delle finanze Vitor Gaspar è convinto che i primi miglioramenti cominceranno ad arrivare nel secondo semestre del 2013. Il problema è che il ministro ha detto la stessa cosa un anno fa e nel 2012 la recessione non ha fatto che peggiorare.

Per ora tutto fa ritenere che il 2013 sarà peggio, molto peggio degli anni precedenti. Oltre all'aumento delle tasse e la soppressione dei benefici a cui è sottoposta la maggior parte dei portoghesi, il governo ha anche annunciato che in febbraio presenterà alla troika un progetto che prevede altri tagli per quattro miliardi di euro. Il progetto si basa in particolare sull'alleggerimento delle strutture pubbliche, fra cui la sanità e l'istruzione. Il primo ministro Pedro Passos Coelho ha già avvertito nel corso di un'intervista di qualche settimana fa che avrebbe cercato un modo per far pagare ai cittadini – in tutto o in parte – gli anni di liceo dei loro figli.

Ma non tutto è così nero. Durante una visita ufficiale in Turchia il 17 dicembre Passos Coelho, che di solito appare in televisione per annunciare alla popolazione le cattive notizie, ha risposto a una domanda sulle questioni macroeconomiche affermando che "per la prima volta da molto tempo non siamo più sull'orlo del precipizio".

Traduzione di Andrea De Ritis

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