Turchia: Erdogan guarda a est

Il presidente russo Vladimir Putin (a sinistra) e il premier turco Recep Tayyip Erdogan a Istambul, il 3 dicembre 2012
Il presidente russo Vladimir Putin (a sinistra) e il premier turco Recep Tayyip Erdogan a Istambul, il 3 dicembre 2012
31 gennaio 2013 – Milliyet (Istanbul)

Di fronte all'ostruzionismo dell'Ue alla domanda di adesione di Ankara, il premier turco comincia a valutare l'ingresso nella Sco, l'organizzazione che comprende Russia e Cina. Una mossa ancora improbabile, ma che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

Quando nel luglio scorso è stato intervistato dalla tv turca Kanal 24, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan aveva accennato a quando Vladimir Putin gli aveva chiesto in tono scherzoso: “Perché siete ancora interessati all’Europa?”. Erdogan gli aveva risposto (“non senza humour”, tiene a precisare): “Permetteteci di entrare nell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco) e lasceremo perdere l’Unione europea”.

Venerdì 25 gennaio sulla medesima emittente Erdogan è ritornato sullo stesso tema, solo che questa volta non scherzava affatto. Ha fatto intendere che sta valutando sul serio l’ipotesi di abbandonare l’obiettivo dell’Unione europea per aderire alla Sco. Ha anche sottolineato che la Turchia condivide valori comuni con i paesi membri di questa organizzazione che si delinea come un’alternativa all’Ue, e ha affermato che “il gruppo dei cinque di Shanghai è migliore e più forte”.

Anche se queste parole sono state pronunciate a braccio in televisione, riflettono chiaramente le intenzioni del primo ministro. La prima alternativa di un Erdogan scoraggiato dal processo di adesione all’Ue è il gruppo dei “cinque di Shanghai”, diventati sei nel 2001 (ne fanno parte Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan). L’organizzazione promuove la cooperazione nei settori della sicurezza, dell’energia, del commercio e della politica.

La Turchia non gode dello status di osservatore, ma ha appena ricevuto quello di “partner di dialogo”. Erdogan fa intendere che il suo paese potrebbe aderire alla Sco insieme a Pakistan e India. Questa uscita potrebbe essere soltanto un mezzo per costringere l’Ue a uscire dall’ambiguità e a prendere una volta per tutte una decisione sul progetto di adesione della Turchia. Ma la sua dichiarazione mostra anche che se l’Ue non farà nessun passo avanti, Erdogan è più che deciso a mettere il progetto di adesione alla Sco in cima alle priorità della politica estera turca.

Si tratta naturalmente di un argomento che richiede parecchie riflessioni e approfondimenti, tanto più perché potrebbe avere come conseguenza un cambiamento radicale di rotta per la Turchia, che volgerebbe le spalle all’ovest per guardare a est e che si ritroverebbe in una posizione inedita, tanto sul piano interno che estero. Resta in ogni caso da capire se Russia e Cina siano davvero disposte ad accogliere nella loro organizzazione la Turchia, membro della Nato e, in caso affermativo, se a sua volta la Nato accetterebbe tale situazione.

La vera questione è capire se la Sco costituisce veramente un’alternativa migliore per la Turchia, a maggior ragione perché l’Ue, malgrado la crisi che vive ancor oggi, conserva un’innegabile superiorità in tutti gli ambiti, per esempio i valori democratici e l’integrazione economica. Certo, non è insensato che la Turchia collabori con organizzazioni come la Sco, ma sarà opportuno valutare bene le conseguenze di volgere le spalle all’occidente. Di certo la questione non fa più ridere.

Traduzione di Anna Bissanti

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