Portogallo: L’Angola, nuovo eldorado dei giovani

Carlos Cardim al suo arrivo a Luanda, nel 2005.
Carlos Cardim al suo arrivo a Luanda, nel 2005.
22 ottobre 2010 – Libération (Parigi)

Da tre anni migliaia di portoghesi scappano dalla crisi per tentare l'avventura nella loro ex colonia africana in pieno sviluppo. Un esodo che ricorda quello degli anni Sessanta. 

"Il Portogallo è un paese chiuso, senza prospettive. In Angola ci saranno pure tutti i problemi del mondo, ma è una terra di sfide. E io non mi tiro indietro." Paula Cardoso, ambiziosa trentenne di Lisbona, appartiene alla generazione di giovani portoghesi che si sentono "condannati", senza futuro. Secondo l'Osservatorio per le migrazioni negli ultimi cinque anni 350mila persone hanno lasciato questo paese in profonda crisi, definito l'anello debole dell'Unione europea, sull'orlo di un fallimento alla greca. Un esodo paragonabile a quello degli anni sessanta.

I portoghesi emigrano soprattutto in Gran Bretagna, Spagna e Svizzera. Ma da tre anni è apparso un eldorado più remoto, l'Angola. Questa ex colonia portoghese, diventata indipendente nel 1975 dopo una lunga guerra, si trova a sette ore di volo da Lisbona, in Africa meridionale. Il paese ha un territorio dodici volte più grande del Portogallo. È la "terra delle sfide" bramata da Paula Cardoso e tanti altri.

La tendenza è in forte aumento. Nel 2006 si contavano solo 156 visti di portoghesi in partenza per l'ex colonia. L'anno scorso erano 23.787. Ormai sono 100mila i portoghesi che si sono trasferiti laggiù, quattro volte il numero di angolani che vivono in Portogallo, dove in seguito alla crisi arrivano con il contagocce. "Tutto ciò mi fa pensare all'epoca delle grandi scoperte, quando i nostri antenati partivano per l'Africa, anche loro per sfuggire alla crisi economica", sottolinea Mario Bandeira dell'Istituto superiore di scienze del lavoro e dell'impresa.

1.000 euro al mese in Portogallo, 3.000 in Angola

Il Portogallo è malato, l'Angola invece è in gran forma. Con le sue riserve di diamanti e i suoi giacimenti di petrolio – i più importanti dell'Africa subsahariana dopo quelli della Nigeria – dal 2003 il paese ha una registrato crescita media del 14 per cento del pil. Nel 2002, gli angolani hanno scoperto la pace dopo 41 anni di conflitto quasi ininterrotto.

Bisogna ricostruire tutto. Servono ingegneri edili, esperti in telecomunicazioni, consulenti finanziari eccetera, possibilmente di lingua portoghese. Per i portoghesi è una vera e propria manna: quarantenni o giovani laureati, disoccupati o in cerca di avventura, tutti si mettono in viaggio per l'Africa. A motivare i candidati sono prima di tutto i buoni stipendi. Un ingegnere appena laureato o un giornalista con tre anni di esperienza, che guadagnano al massimo mille euro in Portogallo, se ne vedono offrire tremila in Angola, il più delle volte con vitto e alloggio pagato dai datori di lavoro.

Carlos Cardim, direttore di un'agenzia di pubblicità presente da cinque anni nella capitale Luanda: "Ho l'impressione di vivere nel Portogallo degli anni ottanta, quando hanno cominciato ad arrivare i fondi della Comunità economica europea". Questi emigrati privilegiati conducono una vita lussuosa: grandi ville, macchina con autista, scorta personale, feste. "C'è qualcosa che ricorda il Far West, è eccitante. Al contrario il Portogallo è proprio il paese dove non bisogna vivere adesso".

Il rovescio della medaglia

Ma l'Angola è veramente la "terra delle sfide"? Certo. Un eldorado professionale? Senza dubbio. Il paese della cuccagna? No, questo no, dice Paula Cardoso, giornalista portoghese. Seduta al tavolo di un caffè, nel centro di Lisbona, questa graziosa meticcia sulla trentina (un genitore portoghese, l'altro del Mozambico, altra ex colonia africana), parla del rovescio della medaglia.

Alla fine del 2009 è partita per andare a vivere sei mesi a Luanda. Il suo settimanale, Sol, salvato dalla bancarotta da un ricco azionista angolano, l'ha mandata a fare inchieste sul posto per fare esperienza. "Quando sono partita non avevo una buona immagine dell'Angola, e dopo è stato ancora peggio. La vita quotidiana è stata una vera e propria via crucis. Se a Luanda non hai l'aria condizionata, un generatore di corrente e un serbatoio per l'acqua, sei condannato a soffrire."

Sette milioni di abitanti affollano una capitale costruita per meno di un milione di persone. Di questo soggiorno Paula ha conservato alcuni brutti ricordi personali. "I piaceri sono la spiaggia, i bar, le discoteche. Altrimenti ci sono concerti a più di cento dollari, una vita culturale quasi inesistente e un orribile centro commerciale dove fa freddissimo a causa dell'aria condizionata. Il passaggio è stato tutt'altro che morbido!"

Il Portogallo, una colonia dell'Angola

Un vecchio paese europeo in un momento difficile guarda con invidia una nazione africana in pieno sviluppo. "A Luanda", dice un ex emigrato, "si comincia a dire che il Portogallo è diventato una colonia angolana." E questo anche se l'Angola ha i suoi aspetti negativi: un'estrema povertà che interessa due terzi degli abitanti, una speranza di vita che non raggiunge i 40 anni, un costo della vita molto alto e un livello record di corruzione.

Vista da Lisbona, l'ex colonia rappresenta una vera e propria manna. È il primo partner commerciale del paese al di fuori dell'Ue, e il Portogallo vi investe in modo massiccio (557 milioni di euro nel 2009) e 800 imprese sono presenti sul posto. E il rapporto è reciproco: i milionari angolani investono in Portogallo nell'industria del lusso, nelle automobili, negli alberghi più esclusivi, nella moda o nella chirurgia plastica.

Un uomo d'affari di Lisbona, José Calp, afferma: "L'Angola è la scialuppa di salvataggio dell'economia portoghese." (traduzione di Andrea De Ritis)

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