Grecia | Turchia: Frontex militarizza il confine

Immigrati a una stazione di polizia di Atene, 5 dicembre 2008.
Immigrati a una stazione di polizia di Atene, 5 dicembre 2008.
26 ottobre 2010 – The Guardian (Londra)

Negli ultimi 12 mesi il numero di persone che cercano di entrare in Europa attraverso la porosa frontiera turco-greca è quadruplicato. Visto che Atene non ha i mezzi per affrontare l'emergenza, l'agenzia europea ha deciso di intervenire direttamente. 

Un nuovo contingente europeo di guardie armate verrà impiegato a breve in Grecia, per perlustrare il confine turco e arginare la crescita dell'immigrazione clandestina in Europa. Le Squadre di intervento rapido alle frontiere (Rabit) sono divisioni composte da elementi selezionati tra le guardie di frontiera dei diversi paesi europei, e il loro utilizzo rappresenterà il primo schieramento autorizzato da Bruxelles di una forza armata multinazionale sul confine esterno dell'Unione europea.

Il 25 ottobre la Commissione europea ha annunciato che le unità arriveranno in Grecia nei prossimi giorni, anche se non sono state ancora decise la consistenza e la composizione delle divisioni. Un rappresentante della Commissione ha dichiarato che "si tratta di un nuovo fronte. Le guardie sono armate, ma possono aprire il fuoco solo per autodifesa".

Atene non riesce più a respingere le centinaia di migranti che ogni giorno entrano in Grecia attraverso il confine con la Turchia, scarsamente sorvegliato. Per questo nel fine settimana il governo greco ha deciso di chiedere aiuto a Bruxelles. "La massa di persone che attraversa clandestinamente la frontiera ha raggiunto proporzioni allarmanti", ha dichiarato il commissario all'interno Cecilia Malmström. "La Grecia è palesemente incapace di far fronte da sola all'emergenza".

Secondo le cifre di Bruxelles, quest'anno l'80 per cento degli immigrati in Europa è entrato in Grecia attraverso il confine turco. Alcuni di loro sono migranti alla ricerca di condizioni economiche migliori, alla mercé delle bande che gestiscono il traffico di individui. Tuttavia molti altri sono cittadini iracheni e afgani alla ricerca di asilo politico, il cui trattamento da parte delle autorità greche è stato definito ingiustificabile dalle Nazioni Unite e dall'Unione europea. "È una situazione terrificante", ha dichiarato un funzionario, "e la Grecia al momento non è in grado di gestirla. Si tratta di un piccolo paese sottoposto a una pressione spaventosa".

Quest'anno il numero di persone immigrate illegalmente in Grecia è quasi quadruplicato, passando da 9mila a circa 34mila unità. Per gli afgani, come il quindicenne Ahmad Fahim, la rotta per l'Europa attraverso la Grecia è un percorso familiare. Il ragazzo, originario della città di Jalalabad, ha viaggiato in autobus fino al confine tra Afganistan e Iran, per poi proseguire a piedi con i trafficanti che lo hanno condotto in Turchia. Da lì insieme ad altri ha raggiunto la costa di fronte all'isola greca di Mitilene. "Ci sono voluti quattro mesi e ho dovuto pagare ai trafficanti 1.500 dollari (1.076 euro) – racconta Ahmad – I piedi ci facevano davvero male, ma per tutto il tempo pensavo all'Inghilterra, dove vivono i miei parenti. Le condizioni in Grecia sono terribili. Alla stazione di polizia ci hanno messo in venti in un cella sporca. Prima di lasciarci andare hanno picchiato uno di noi perché diceva di non sentirsi bene".

Matthew, ventiduenne originario del Congo, racconta: "Mio padre mi ha insegnato a pregare. Quando ho intrapreso il viaggio ho pregato molto e ringraziato mio padre molte volte. La guardia costiera greca ha distrutto la nostra barca mentre cercavamo di passare la frontiera, e ci ha respinto fino in Turchia. C'è stata una tempesta, e nessuno di noi sapeva nuotare. Abbiamo rischiato seriamente di morire".

Secondo le Nazioni unite nove immigrati clandestini su dieci fermati dalla polizia in Europa vengono intercettati in Grecia. Il responsabile speciale delle Nazioni unite per i diritti umani Manfred Nowak ha visitato di recente la capitale greca, e ha trovato i richiedenti asilo politico incarcerati in condizioni "inumane e degradanti". "Molti locali erano così sovraffollati, bui e sporchi che era difficile per noi riuscire a visitare i detenuti. Siamo stati costretti a uscire perché non c'era abbastanza aria per respirare", ha dichiarato Nowak.

Deportazione interna

Durante l'anno passato Bruxelles e i governi dell'Unione europea sono intervenuti con pattugliamenti in mare per chiudere le rotte che attraverso il Mediterraneo portavano i migranti in Italia, Spagna e Malta. Il governo italiano ha anche siglato un accordo controverso con Muammar Gheddafi, che si è impegnato ad "accogliere" i migranti sul suolo libico. La Libia è da tempo il passaggio principale dei migranti provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente.

La chiusura delle rotte mediterranee ha lasciato esposta la Grecia, dove oggi attraverso la Turchia arrivano migliaia di migranti provenienti da Pakistan, Afghanistan, Iraq, Iran e Africa. Nel fine settimana il ministro greco per la protezione sociale Christos Papoutsis ha sottolineato che "ogni giorno si registra attraverso il confine greco-turco un afflusso massiccio di cittadini di nazioni terze, che cercano di penetrare nel paese con l'intenzione di proseguire verso altri stati dell'Unione europea".

Sembra che circa 25 iraniani abbiano iniziato uno sciopero della fame in Grecia – alcuni di loro si sarebbero letteralmente cuciti la bocca – per protestare contro il trattamento inumano cui sono sottoposti e contro il rifiuto da parte delle autorità greche di considerare le loro richieste d'asilo.

Gli 11 chilometri del confine esterno dell'Unione europea nei pressi della città greca di Orestiada sono privi di ogni sorveglianza. Centinaia di migranti la oltrepassano ogni giorno, nonostante l'ostilità del territorio. La crisi è aggravata dal fatto che una volta arrestati gli immigrati illegali, molti stati dell'Unione li rispediscono in Grecia, appoggiandosi al regolamento che stabilisce che i migranti possono essere ricondotti nel paese da cui sono entrati nell'Ue. (traduzione di Andrea Sparacino)

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