Transizione energetica in Germania: È davvero così “verde” il campione del mondo?

La miniera di lignite a cielo aperto Garzweiler-II nel 2008.
La miniera di lignite a cielo aperto Garzweiler-II nel 2008.
4 novembre 2015 – De Standaard (Bruxelles)

Da quando Angela Merkel ha lanciato la transizione energetica la Germania è stata considerata uno dei paesi leader nel mondo in tema di utilizzo delle energie rinnovabili. Ma la transizione verso un’economia verde e sostenibile non è priva di ostacoli.

La società energetica tedesca RWE possiede la chiesa di Immerath. In realtà, possiede l’intero paese, o comunque ciò che ne rimane. Sette anni fa Immerath, poco distante da Aquisgrana, aveva 1.500 abitanti; oggi ne restano solo trenta.

Dal 2017 l’intero paese probabilmente sparirà dentro l’enorme miniera che gli escavatori stanno creando nel territorio circostante. Qui si trova il complesso minerario Garzweiler-II, 45 chilometri di perimetro e 230 metri di profondità. Il proprietario, RWE, ha pianificato di estrarre lignite in questa zona fino al 2045. Per allora, la gigantesca miniera avrà inghiottito dodici paesi.

Paradosso

Il governo tedesco generalmente si prende cura dei propri cittadini, come ha fatto con quelli di Immerath. A un paio di chilometri dal vecchio villaggio è stata costruito un nuovo centro abitato, chiamato “Neu-Immerath”, con un’altra chiesa più moderna. Sembra comunque strano che un Paese elogiato dal mondo intero per la sua politica energetica ecologica e all’avanguardia si affidi al carbone come principale fonte di energia, quando è di gran lunga il combustibile fossile più inquinante a nostra disposizione.

“È un paradosso infatti”, afferma Christian Hey, segretario generale dell’importante [Consiglio Consultivo Tedesco per l’Ambiente] (http://www.umweltrat.de/EN/TheGermanAdvisoryCouncilOnTheEnvironment/theg.... Gli investimenti a favore del carbone sono una costante preoccupazione per questo ente. A causa dell’estrazione di lignite, la Germania potrebbe non essere in grado di rispettare i suoi ambiziosi obiettivi climatici, ovvero tagliare le emissioni derivanti dal carbone di almeno il 40 per cento entro il 2020.

Effetti collaterali indesiderabili

Quando si fuse il nocciolo del reattore nucleare di Fukushima dopo lo tsunami e il terremoto del 2011, la Cancelliera Angela Merkel decise che la Germania avrebbe abbandonato l’energia nucleare dal 2022. Nel frattempo il Paese ha fatto grandi passi avanti verso l’energia pulita. L’obiettivo è raggiungere fra il 40 e il 45 per cento di risorse rinnovabili entro il 2025, e a tutto il 2035 questo valore dovrebbe arrivare almeno al 55 per cento.

Ma uno degli indesiderabili effetti collaterali di questa decisione è che il carbone torni ad essere utilizzato. Nel 2013, il 45 per cento della produzione energetica tedesca, il valore più alto dal 2007, era generato dalla combustione di questa risorsa altamente inquinante. Le emissioni di CO2, che erano calate del 27 per cento fra il 1990 e il 2011, risalirono di nuovo in quel periodo.

Questo significa che il famoso Energiewende, progetto che ha reso la Germania un Paese leader in tema di energie rinnovabili, non sta dando i risultati attesi? Christian Hey scuote la testa e afferma che “rimane una saggia decisione, che produrrà vantaggi a lungo termine per il clima e l’economia”.

Il settore delle energie rinnovabili in Germania ha fatto senza dubbi grandi progressi. “Un terzo di tutta l’elettricità è attualmente prodotta con risorse sostenibili, ovvero quattro volte in più rispetto a quindici anni fa”, sostiene Hey.

Partecipazione dei cittadini

Secondo Rainer Baake, sottosegretario di stato per la transizione energetica, questo successo è merito anche della partecipazione dei cittadini. I tedeschi hanno dimostrato non solo di nutrire grande interesse nell’adesione a questo impegno, ma sono anche invitati a investire in progetti a livello locale. Ecco perché la metà della produzione di elettricità sostenibile è posseduta da singoli cittadini, e non da aziende private.

I cittadini sono stati incoraggiati anche da un generoso sistema di sovvenzioni. Ai produttori locali di energia solare ed eolica sono stati garantiti accesso prioritario alla rete elettrica e tariffe fisse. Di conseguenza gli investimenti sono diventati pressoché privi di rischi.

“Più veloce aumenterà la produzione di energia rinnovabile e più cospicua sarà la distribuzione di sovvenzioni”, spiega Hey. Ma queste sovvenzioni sono finanziate dai contribuenti e dalle piccole e medie imprese, ed entrambe hanno visto il costo della bolletta elettrica salire alle stelle. L’Institut der deutschen Wirtschaft, l’Istituto nazionale per l’economia tedesca, un gruppo di esperti finanziato dalle aziende nazionali, stima che la politica energetica costi 28,2 miliardi di euro all’anno. Ciò significa che la famiglia media tedesca paga un extra di 270 euro all’anno.

Nel frattempo gli “investimenti a favore dell’ambiente” stanno calando. Per raggiungere nel 2025 l’obiettivo del 45 per cento dell’uso di energia sostenibile sarà necessario costruire vasti parchi eolici, ma molti tedeschi sono contrari a questa possibilità.

E questo non è l’unico problema. L’energia solare e quella eolica non posso essere stoc,cate ma devono essere distribuite lungo la rete al momento della produzione. La rete di distribuzione dell’elettricità in Germania non è ancora adatta a questo sistema.

Ma allo stesso tempo, molti tedeschi non voglio enormi linee elettriche sopra le loro teste e le loro case. Angela Merkel ha dichiarato che quelle linee dovranno essere il più possibile interrate. Tutto questo ha un costo: da 3 a 8 miliardi di euro che vanno a aggiungersi ai 32 miliardi già stimati per il rinnovo della rete di distribuzione.

Questione di costi

Sempre più politici stanno prendendo le distanze dal Energiewende, dissuasi dal suo alto costo. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha calcolato che dal 2011 sono già stati investiti nel progetto 100 miliardi di euro e che altri 280 devono ancora essere stanziati.

Christian Hey continua in ogni caso a credere nella validità del Energiewende. “Queste sono problematiche iniziali. Il percorso è definito. Serve solo un po’ di coraggio politico per proseguire seriamente”, sostiene il segretario generale.

A Immerath, Bruno Migge sta scattando foto delle case abbandonate. Storce il naso quando citiamo l’Energiewende: “Non posso definire ecologista un governo che permette che interi villaggi scompaiano dentro profonde miniere…”

Traduzione di Gijs van Breugel, Andrea Torsello

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Climate Publishers Network.

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