La Germania e la crisi dei rifugiati: Perché le tensioni politiche sono destinate a peggiorare

11 febbraio 2016 – Social Europe (Londra)

Le conseguenze del milione di rifugiati arrivati in Germania lo scorso anno non sono ancora esaurite. Il loro impatto sul mercato del lavoro, l’instabilità della situazione economica, e alcune tornate elettorali dal risultato cruciale potrebbe dare un duro colpo alla stabilità del paese.

La crisi dei rifugiati ha già diviso la politica tedesca fino a un punto che molti, incluso il sottoscritto, non avrebbero creduto possibile fino a qualche mese fa. All’interno del partito conservatore (Cdu/Csu) ci sono discussioni astutamente celate sulla possibilità di disfarsi di Angela Merkel, e Allianz für Deutschland, il partito populista di destra tedesco, sta salendo nei sondaggi.

Ciò che mi preoccupa ancor di più è che probabilmente le pressioni politiche diventeranno anche più spietate perché è chiaro che una soluzione europea non è sul tavolo (dato che sempre più paesi stanno cercando di chiudere le proprie frontiere in un modo o nell’altro), e i dati in Germania affermano che il vero impatto della crisi migratoria si sta facendo attendere.

Il sistema Easy, in grado di contare i nuovi ingressi, ha registrato 1,1 milioni di rifugiati arrivati in Germania nel 2015.

Ma questi ingressi non si sono ancora tradotti in un aumento di richieste d’asilo. Il numero delle richieste dello scorso anno, circa mezzo milione, non si allontana molto dai valori registrati nei primi anni Novanta quando la guerra in Jugoslavia provocò movimenti migratori su larga scala (vedi tabella).

Cosa provoca questa dissonanza? I colleghi del Daily Mail sostengono che 600mila persone non vengano conteggiate ed è probabile che stiano girovagando per l’Europa (naturalmente c’è la possibilità che siano tutte dirette nel Regno Unito). C’è qualche problema coi calcoli (ad esempio sui conteggi doppi), ma considerando che la stragrande maggioranza dei migranti aveva la chiara intenzione di arrivare in Germania, la spiegazione più logica per questa discrepanza è che semplicemente c’è una montagna di lavoro arretrato sulle domande d’asilo: gli apparati burocratici stanno lavorando a pieno regime e non sono in grado di esaminare nessun altro modulo. Il Ministro dell’Interno tedesco ha promesso la creazione di 4000 posti di lavoro nel 2016 per affrontare la questione.

Un’altra problematica è quanto probabilmente e quanto velocemente i rifugiati entreranno nel mondo del lavoro. Alcune ricerche ufficiali, basate su passate esperienze, sottolineano che meno del 10 per cento dei rifugiati trova un lavoro nel corso di un anno. Dopo cinque anni, la quantità degli occupati sale al 50 per cento circa. Se i livelli d’istruzione dei rifugiati sono una sfida, allora fornire rapide opportunità educative è di cruciale importanza. Il fatto che la stragrande maggioranza dei rifugiati sia giovane (l’81 per cento ha meno di 35 anni, il 55 per cento è sotto i 25) fornisce la possibilità di valorizzare velocemente i livelli educativi.

Un secondo fondamentale impatto ritardato che si cela dietro le richieste d’asilo dopo la registrazione iniziale è il fatto che i rifugiati nel complesso siano conteggiati nei dati sulla disoccupazione, una volta che la loro domanda d’asilo è stata presa in carico. Questo significa che i dati sull’aumento della disoccupazione (per la quale gli esperti stimavano una modesta crescita per lo scorso autunno) continueranno ad accompagnarci durante quest’anno e proseguiranno fino al 2017. Dunque mentre i rifugiati continuano a sbarcare numerosi, le scartoffie si accumulano mentre il pieno impatto di questo flusso si fa strada attraverso gli ingranaggi del sistema.

Unite tutto questo alla crescente fragilità dell’economia mondiale, che crea rischi di perdita potenzialmente rilevanti per l’economia tedesca, fortemente dipendente dalle sue esportazioni, e al calendario elettorale, che prevede elezioni in cinque stati (tre dei quali voteranno lo stesso giorno, il 13 marzo) nel 2016, e altri tre appuntamenti, incluse le elezioni federali, nel 2017: potrete ora vedere perché le tensioni politiche sono destinate a aumentare sempre più.

Nel contesto di un’opinione pubblica ancor più scettica in seguito ai recenti avvenimenti – il 60% della popolazione attualmente pensa che lo stato non sia in grado di far fronte alla situazione dei migranti – la maggior parte dei principali indicatori segnalano conflitti per lo più politici. Abbiamo bisogno di soluzioni politiche sostenibili e ne abbiamo bisogno in fretta, o altrimenti l'erosione dell'Europa e soprattutto il suo processo di integrazione potrebbero uscirne danneggiati in modo irreparabile.

Traduzione di Andrea Torsello

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