Referendum in Ungheria sul ricollocamento dei rifugiati: La campagna da paura del governo Orbán

"Mandiamo a Bruxelles un messaggio che capirà!" – Un manifesto del governo per il referendum del 2 ottobre.
"Mandiamo a Bruxelles un messaggio che capirà!" – Un manifesto del governo per il referendum del 2 ottobre.
26 settembre 2016 – VoxEurop

Il due ottobre gli ungheresi sono chiamati ad esprimersi sul piano Ue per la distribuzione dei rifugiati. Il governo, che sta invitando la popolazione a rigettare la proposta della Commissione europea, ha recentemente lanciato, a spese dei contribuenti, una campagna che molti definiscono xenofoba e terrorizzante.

Mancano pochi giorni al referendum del 2 ottobre sulle quote di rifugiati proposte dall’Ue, la campagna del governo contro l’immigrazione si sta intensificando, col recente utilizzo di un linguaggio ancor più aggressivo, di esagerazioni e disinformazione.

Il governo del primo ministro Viktor Orbàn, del partito di destra Fidesz, incoraggia i cittadini a votare “no” alla domanda “Volete che l’Unione europea imponga l’insediamento forzato di cittadini non ungheresi sul territorio nazionale senza il consenso del Parlamento?”

Un nuovo opuscolo inviato a più di quattro milioni di famiglie che invita a votare contro le quote di rifugiati è l’ultima novità della vigorosa campagna finanziata dai contribuenti ungheresi, che fa ampio ricorso a manifesti ma anche a radio, stampa e pubblicità televisive.

“Dobbiamo fermare Bruxelles”, recita la brochure, secondo una traduzione inglese del Budapest Beacon. “Se non agiamo, fra vent’anni non riconosceremo più l’Europa”.

“L’opuscolo contiene fatti distorti a proposito della crisi europea dei rifugiati, descrivendo i richiedenti asilo e i migranti come un pericolo per il futuro dell’Europa”, scrive Lydia Gall, ricercatrice sull’Europa orientale e i Balcani occidentali allo Human Rights Watch. Gall definisce le pubblicità e la brochure una “campagna di disinformazione sponsorizzata dal governo”, aggiungendo che il costo totale dell’operazione è stato di 16 milioni di euro.

A causa della campagna, il governo ungherese è stato accusato di xenofobia e di alimentare la paura, nonostante un portavoce dell’esecutivo abbia respinto queste accuse.

“Le persone in tutta l’Ue si rendono conto che sta succedendo qualcosa di sbagliato con l’immigrazione”, ha detto Zoltan Kovacs alla BBC News. “La situazione è fuori controllo”. “Bruxelles sta pianificando un’ulteriore distribuzione di decine di migliaia di profughi invece di fermare l’immigrazione”, dichiara la nuova brochure, aggiungendo: “solo noi ungheresi possiamo decidere con chi vogliamo vivere.”

Secondo il piano europeo, basato sul numero degli abitanti e sul Pil, con fattori correttivi che dipendono dalla quantità media di domande d’asilo e dal tasso di disoccupazione, l’Ungheria dovrebbe ospitare un totale di 1.294 migranti ricollocati da Italia e Grecia.

Questo piano è una delle risposte della Commissione europea alla crisi migratoria globale, di fronte alla quale la Germania ha già accettato più di un milione di persone nel 2015. La maggior parte è arrivata attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”: dalla Grecia i migranti si dirigono a nord verso l’Ungheria, poi attraversano l’Austria per giungere in Germania. Grazie a un controverso accordo con la Turchia, i migranti su questa rotta sono diminuiti significativamente, ma i timori che l’accordo possa crollare restano.

L’Ungheria avverte però tuttora il peso psicologico dell’anno scorso, quando migliaia di migranti hanno attraversato il Paese, a volte a piedi, per raggiungere il confine successivo. La nazione balcanica ha già eretto un muro al confine e ha aumentato le unità di controllo alle frontiere.

Un giornale locale ha pubblicato una pubblicità su un’intera pagina che incitava a rifiutare il piano europeo nel “giorno dell’orgoglio nazionale” per la “protezione della patria ungherese”, ha riportato il Budapest Beacon.

Nell’opuscolo, il governo ungherese sostiene che “gli attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles hanno dimostrato che esiste una stretta relazione fra immigrazione e terrorismo”. Un poster pone la domanda “Sapete che gli attacchi di Parigi sono stati compiuti da migranti?”

Fra i 10 assalitori degli attacchi di Parigi del 13 novembre, due si erano finti rifugiati per entrare in Europa attraverso la Grecia. La maggior parte era cresciuta in Francia o Belgio.

Un’altra pagina dell’opuscolo dichiara che esistono “centinaia di ‘no-go zones’” nelle città europee che “le autorità non sono in grado di tenere sotto controllo, dove gli immigrati vivono in gran numero.” Le dicerie su queste aree, messe inizialmente in circolazione dal canale americano Fox News, sono state ampiamente criticate in Europa e sono state fortemente smentite da molte autorità locali in Francia e Regno Unito.

In risposta alla campagna ungherese, il partito satirico “Two-Tailed Dog” ha intrapreso la sua campagna di volantinaggio, come riporta la BBC. Le loro pubblicità hanno l’intento di sbeffeggiare la formulazione delle domande del governo, ponendo interrogativi tipo “Sapevate che c’è una guerra in Siria?” e “Sapevate che un albero può cadervi in testa?”.

Tuttavia, i sondaggi evidenziano che i cittadini sostengono in modo deciso la posizione del governo e che l’Ungheria probabilmente rigetterà il piano di ricollocamento. Temendo una dura battaglia, molti gruppi d’opposizione stanno dunque invitando la popolazione a boicottare il voto: perché il referendum sia valido, deve votare almeno la metà dei quasi otto milioni di aventi diritto.

Translated by Andrea Torsello

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