Portogallo: Lisbona sceglie il naufragio

23 marzo 2011
Público Lisbona

Vertice europeo su aria di fado
Vertice europeo su aria di fado

Alla vigilia del cruciale Consiglio europeo, il premier José Sócrates si è dimesso dopo che il suo piano di austerity è stato battuto in parlamento. Con le elezioni alle porte e il debito alle stelle, il paese rischia di fare la fine della Grecia.

Volevamo evitare di fare la fine della Grecia. Ma è questo l'ineluttabile destino che ci attende.

Qualcuno ha pensato seriamente al giorno dopo?

"Ma quelli non ci stanno con la testa. Noi qui a fare uno sforzo tremendo per trovare una soluzione che vada incontro alle loro necessità, e quelli a darsi la zappa sui piedi". Perdonate la forma eccessivamente colloquiale, ma immagino che debba essere più o meno quello che stanno pensando i nostri partner a Bruxelles o a Berlino, dove l'enorme mole di beghe sul malgoverno del primo ministro è assolutamente irrilevante. Quello che vedono [i nostri partner europei] è un paese suicida che ha perso la rotta, e che ha aperto una crisi politica esattamente nell'unico momento in cui doveva considerarla impensabile.

Niente impedirà che il nostro destino immediato venga deciso nei prossimi giorni. Il 23 marzo, quando la linea generale del Pec potrebbe essere bocciata dal parlamento. Nelle due giornate del Consiglio europeo di Bruxelles, dove il primo ministro si presenterà (dimissionario o meno) senza nessuna possibilità di negoziare. E infine il giorno successivo, quando ormai non sarà più possibile tornare indietro e le conseguenze si abbatteranno su di noi.

Nessuno può prevedere le reazioni dei mercati. Ma è comunque difficile immaginare un'alternativa all'aumento dei tassi d'interesse del debito e al ribasso del rating del Portogallo. Con le conseguenze che già conosciamo. Per di più in un momento in cui il paese deve chiedere in prestito entro giugno più di diecimila milioni di euro, le banche riescono a finanziarsi soltanto grazie alla Bce e le imprese pubbliche non sono in grado di attirare investitori stranieri. Vale la pena ricordare alcuni fatti per chi ha difficoltà a comprendere la posta in gioco in mezzo a tanta schizofrenia politica.

Il vertice dell'eurozona dell'11 marzo ha segnato un punto di svolta per il Portogallo: con l'avallo della Bce e della Commissione, il governo è riuscito a convincere i partner europei (leggasi la cancelliera tedesca) di essere in grado di garantire le condizioni necessarie per lo stanziamento immediato un aiuto esterno sul modello di quelli assegnati a Grecia e Irlanda.

C'è un'altra faccia della medaglia, altrettanto importante. Nel caso in cui sarà inevitabile una richiesta di aiuto le nuove condizioni di accesso al fondo di salvataggio provvisorio negoziate in occasione del vertice in questione saranno più abbordabili: tasso d'interesse inferiore e scadenze meno strette, oltre alla possibilità di riacquisto del debito primario. Ci è stato offerto una specie di "due in uno", che ci potrebbe servire per calmare i mercati o per proteggerci dalle difficoltà future.

Sacrifici inutili

La moneta di scambio è stata l'accettazione del patto per la competitività (ribattezzato "patto per l'euro") e l'impegno inderogabile a perseguire scrupolosamente gli obiettivi di bilancio (il famoso Pec IV). Lunedì scorso l'Ecofin ha regolamentato il fondo di stabilizzazione definitivo che entrerà in vigore nel 2013 (il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilizzazione), ma non si è espresso sulle nuove condizioni di accesso al fondo provvisorio attualmente in vigore.

Sarà il Consiglio europeo di giovedì e venerdì a trasformare tali condizioni in una decisione vincolante (il Consiglio europeo ristretto all'eurozona non ne ha le competenze formali), collegando alcuni ponti che sono ancora separati. Per esempio saranno superate le ultime reticenze dei paesi del nuovo ed esclusivo club "tripla A" (che comprende Germania, Finlandia, Paesi Bassi, Austria e, anche se controvoglia, Francia), che accetteranno i termini per l'erogazione degli aiuti ai paesi in difficoltà vincolando questi ultimi all'adempimento degli impegni presi.

Non si sa come reagiranno i nostri partner alla nuova situazione che sarà presentata a Bruxelles dal primo ministro, né in che modo tutto ciò influirà sui negoziati al Consiglio europeo. Ma una cosa è certa: la crisi politica aperta dal Psd cancella in un sol colpo tutti gli sforzi fatti finora. Non importa se il Psd ha tutte le ragioni per criticare il modo in cui il premier si è comportato, ignorando il dovere di informazione e discussione interna. Avevamo una boa alla nostra portata. Siamo riusciti, fatto storico, a scegliere il naufragio. Volevamo evitare di fare la fine della Grecia. Ma è quello, probabilmente, l'ineluttabile destino che ci attende. (traduzione di Andrea Sparacino)

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