G20: L’Europa è costretta a cambiare

20 giugno 2012 – Presseurop La Stampa, La Vanguardia

“Le riunioni dei G8 e dei G20 sono caratterizzate, di regola, da un buonismo di facciata […] Non è andata così al G20 di Los Cabos: non ci sono stati risparmiati i confronti, le polemiche e neppure i dispetti”, scrive La Stampa all’indomani del vertice che si è concluso in Messico, nel corso del quale i leader europei sono stati spinti dai loro partner ad agire rapidamente per risolvere la crisi della zona euro e rilanciare l'economia. Il clima “nervoso” nel quale si è svolto l’incontro “cela in realtà un colossale scontro di potere che si è chiuso negativamente per l’Europa”, nota il quotidiano torinese:

Gli europei nel loro complesso sono stati, senza troppi complimenti, «spintonati» e messi in seconda fila dall’azione coordinata dei Brics, una sigla che indica i paesi emergenti più dinamici o importanti, ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, che, proprio a Los Cabos, hanno compiuto la metamorfosi definitiva da entità statistica a entità politica. […] Annunciando (assieme all’Arabia Saudita) un loro contributo abbastanza sostanzioso all’aumento delle risorse del Fondo Monetario Internazionale destinate a contrastare la debolezza dell’euro, i Brics hanno quasi certamente ottenuto un aumento dei loro diritti di voto negli organi esecutivi dello stesso Fondo. E’ facile immaginare, infatti, che i diritti aggiuntivi di voto attribuiti a questi Paesi saranno tolti all’Europa. […]

La debolezza europea non è naturalmente provocata tanto da partner esterni quanto da contrasti interni all’Europa. Gli europei sono profondamente divisi su ciò che dovrà essere l’Europa economica del prossimo futuro e hanno di fatto ricevuto al vertice di Los Cabos una solenne ramanzina per non esser riusciti a sanare le loro profonde divergenze. […] L’Europa esce dal G20 senza alibi: il suo problema non è l’euro, che può contare su una solidità di fondo – se comparata con il dollaro – in termini di debiti complessivi e deficit di bilancio, bensì il patto politico che tiene assieme gli europei. Vogliono davvero diventare fratelli? O si accontenterebbero, in definitiva, di essere lontani cugini, sommariamente legati da un patto doganale? […] Il compito di cercare di uscire da questa terribile stasi è stato delegato al presidente del Consiglio italiano. Mario Monti ha parlato di scelte da prendere entro dieci giorni, con un occhio all’incontro di dopodomani a Roma, al quale parteciperanno i capi di stato e di governo di Germania, Francia e Spagna, oltre che naturalmente dell’Italia.

La Vanguardia sottolinea invece che la riunione del G20 è stata “un buon inizio per l’Ue”:

C’è stata una dichiarazione formale sul compromesso esplicito per proteggere l’unione monetaria, senza il quale negli ultimi tempi si sono moltiplicate le scommesse contro la sua sopravvivenza. Questo ha gonfiato il debito pubblico dei paesi in difficoltà, perché non hanno più beneficiato della stabilità derivata dall’avere una moneta solida.

“L’Europa cambia”, sottolinea il quotidiano di Barcellona evocando la possibile rinegoziazione dei termini del memorandum greco per facilitare la sua applicazione e l’ipotesi di un accordo sull’unione bancaria europea per la seconda parte dell’anno.

È necessario che queste settimane dense di incontri portino i loro frutti. Il G20 è stato un buon punto di partenza. In un momento di grande difficoltà, con un deficit istituzionale evidente, l’Ue mostra un desiderio di coesione.