Irlanda: Cork scopre la febbre del petrolio

2 gennaio 2013 – La Vanguardia (Barcellona)

Il petrolio permetterà al paese che ha appena assunto la presidenza a turno dell’Ue di uscire dalla crisi? La speranza nasce dalla scoperta di giacimenti nel Mare Celtico, che ha già scatenato una “febbre dell’oro nero a Cork”, scrive La Vanguardia. La seconda città irlandese vive “nell’attesa di un boom economico che fa sognare” un paese gravemente colpito dalla crisi, commenta il quotidiano spagnolo.

I rappresentanti di ExxonMobil, Texaco e altri giganti petroliferi mangiano nei pub e nei ristoranti della città in riva al fiume Lee, come gli inviati della troika [dei creditori internazionali] fanno a Dublino. La differenza è che loro vogliono investire, e non prestare dettando le condizioni.

Il giacimento, battezzato Barryfoe field, potrebbe produrre fino a 28o milioni di barili, per un valore di 30 miliardi di euro. Bisogna solo trovare un miliardo e mezzo di euro per avviare lo sfruttamento. Per questo è nata la società Providence, fondata dall’ex rugbista Tony O’Reilly che vuole fare di Cork “una delle città più ricche d’Europa”.

In passato erano già stati trovati giacimenti nel Mare Celtico, ma i costi di sfruttamento non li rendevano redditizi. Oggi le circostanze sono più favorevoli, con lo sviluppo di tecniche di estrazione più economiche, l’aumento del prezzo del petrolio e la riduzione delle tasse per le compagnie straniere che operano in Irlanda – il paese ha le imposte aziendali più basse d’Europa, motivo di continue frizioni con Bruxelles. Già sede europea di Apple e dello stabilimento dove la Pfizer produce il Viagra, Cork vuole salire di categoria ed entrare nella serie A economica e finanziaria. Essere per l’Irlanda quello che Aberdeen è per la Scozia, e raccogliere con il petrolio del Mare Celtico gli stessi benefici portati da quello del Mare del Nord. Con un consumo globale che tocca gli 88 milioni di barili al giorno e una sete insaziabile che le considerazioni ecologiche non bastano a calmare, non si tratta affatto di una chimera.