Crisi politica in Portogallo : “L’hara-kiri di una coalizione”

3 luglio 2013
Presseurop
Diário de Notícias, Público, Jornal de Negócios, Diário económico

Il primo ministro Pedro Passos Coelho. Sui mattoni: “Ministero delle Finanze”, “Ministero degli Esteri”.
Il primo ministro Pedro Passos Coelho. Sui mattoni: “Ministero delle Finanze”, “Ministero degli Esteri”.

Le doppie dimissioni dei ministri delle Finanze e degli Esteri, Vítor Gaspar e Paulo Portas, rappresentano un duro colpo per il governo di Pedro Passos Coelho e compromettono le riforme concordate con i creditori, osserva la stampa portoghese.

“Fine della coalizione”, sintetizza in prima pagina Diario de Notícias, per il quale “il paese ha perso la direzione politica incarnata dal governo uscito dalle urne il 5 giugno 2011, cioè una coalizione fra il partito socialdemocratico (Psd, conservatore) e il Cds-Partito popolare (Cds-Pp, destra)” di Portas. “Questa maggioranza”, aggiunge il giornale,

Diário de Notícias, Lisbona

era politicamente in grado di assicurare quella stabilità e quella fermezza politica necessarie per applicare dei provvedimenti difficili e controversi come l’aumento generale delle imposte, la privatizzazione delle imprese pubbliche e una difficile riforma dello stato. [Con questa duplice dimissione] si è interrotto il legame fra le elezioni di due anni fa e la genesi e la legittimazione del governo e dell’attuale politica dell’esecutivo.

“La crisi politica nella quale il governo si ritrova invischiato da lunedì non è tragica ma patetica e senza via di uscita”, osserva Público“. Il giornale, che titola "Portas mette in crisi Passos”, afferma che

Público, Lisbona

il governo è morto, imploso, a causa delle sue contraddizioni interne e dell’incompetenza di un primo ministro incapace di conservarne la coesione. Quello a cui stiamo assistendo è l’hara-kiri di una coalizione. Il governo è crollato perché è stato incapace di mettersi d’accordo sulle riforme strutturali di cui ha bisogno il paese. […] L’Europa, inquieta per l’autodistruzione dello studente modello del rigore, dovrà abituarsi all’idea che l’unica strada possibile è quella delle elezioni. La crisi portoghese avrà delle pesanti ripercussioni sul dibattito europeo per quanto riguarda i piani di salvataggio e rafforzerà la posizione di chi vuole abbandonare i paesi periferici al loro destino. L’irresponsabilità di Passos Coelho e di Paolo Portas non faranno che aggravare la crisi europea.

“Il Portogallo rischia un nuovo piano di aiuti”, titola il Jornal de Negócios, che si preoccupa delle conseguenze della crisi politica: “Che cosa succederà? Sarà difficile evitare il caos, ma l’unica strada possibile sarà quella politica”. Il quotidiano economico si chiede:

Jornal de Negócios, Lisbona

I partiti politici del centro saranno in grado di mobilitare i portoghesi su un nuovo progetto, sempre che ve ne sia uno? […] Questo fallimento dei partiti politici moderati si sta verificando in tutti i paesi europei che sono alle prese con il rigore, e questo compromette l’essenza stessa del Progetto europeo. Dall’inizio della crisi del debito pubblico più della metà dei paesi dell’Unione europea ha già subito dei cambiamenti di governo. […] In un momento in cui l’importanza dei ministri degli Esteri è stata soppiantata dall’influenza dei ministri delle Finanze, la maggior parte dei responsabili politici nazionali non è decisa dai parlamenti nazionali ma dalle istituzioni europee, di cui solo il Parlamento europeo è eletto a suffragio diretto. La soluzione economica dovrà sempre essere europea, in un federalismo necessariamente democratico, con o senza la Germania. Ma in Portogallo il problema non risiede semplicemente nella leadership di questo o quel partito. Si tratta di un problema di regime, che per ora si rivela impotente e in declino.

Rispecchiando le preoccupazioni dell’élite economica del paese sull’ipotesi di uno scioglimento del parlamento, Diário Económico annuncia che “gli imprenditori e i banchieri non vogliono le elezioni anticipate”. Per il quotidiano economico,

Diário económico, Lisbona

Nei prossimi giorni i portoghesi si ritroveranno in un tragico incubo, simile a quello vissuto due anni fa quando il governo di José Sócrates aveva fatto appello all’aiuto estero. […] Chi voleva le elezioni anticipate ha ottenuto quello che voleva, rimane il problema di sapere quale sarà il prezzo che dovremo pagare. Ancora 48 ore fa il Portogallo stava compiendo un ritorno progressivo sui mercati. Un ritorno che, seppure assistito, era comunque importante. […] Nel caos attuale chi ci finanzierà e a quale prezzo? Oggi con la Grecia che di nuovo non riesce a tenere fede ai suoi impegni e con la Germania alla vigilia delle elezioni è facile indovinare le condizioni che i nostri creditori, senza l’Fmi, ci imporranno.